Sunrise Mass: guida all’ascolto

Una breve analisi della Sunrise Mass, per aiutare l’ascoltatore ad entrare nell’opera

Sunrise: Symphonic Mass for Choir and String Orchestra è un’opera composta dal norvegese Ola Gjeilo fra il 2007 e il 2008, su commissione di due cori da camera norvegesi con il supporto della Commissione Nazionale per le Arti.

Pur mantenendo la struttura canonica della Messa, ad ogni movimento è assegnato un titolo in inglese per aiutare il pubblico ad entrare nel senso che l’autore ha voluto dare alla composizione nella sua globalità: un viaggio spirituale e metafisico dal cielo alla terra, attraverso le ricercate immagini sonore diverse per ogni movimento.

“Volevo che l’opera avesse un’evoluzione da qualcosa di impalpabile ed etereo a qualcosa di terreno e concreto; da un’atmosfera nebulosa e incontaminata ad una più emotiva e drammatica. Un viaggio spirituale e una metafora della vita dell’uomo, che dopo la gioia e la spensieratezza dell’infanzia, inevitabilmente si trova davanti difficoltà, conflitti, che devono essere affrontati per poter essere superati.”

Proprio per questo la musica è ricca di dissonanze: “Non c’è niente di sbagliato nella dissonanza, poiché il conflitto e la discordia sono componenti della vita necessarie per una maturazione e uno sviluppo positivi. Penso che la sensazione di redenzione, gioia e pace che la risoluzione di un conflitto porta con sé possa far sperimentare il trascendente che l’uomo per sua natura cerca.”

“Non so se posso essere considerato tale, ma penso che i veri artisti abbiano la possibilità di percepire ed esprimere una connessione più profonda con il sacro, il trascendente: l’anima, o Dio, o la natura, o qualunque cosa noi percepiamo attraverso l’arte. E ho sempre creduto che questo dono vada utilizzato per ricordare a noi stessi chi siamo veramente e ciò che è veramente importante nella nostra vita. […] Vorrei che la musica aiutasse a guardare più a fondo dentro noi stessi, piuttosto che allontanarcene e spero che un frammento di questo mio sentimento possa uscire in qualche modo da questo pezzo.”

 

1) The Spheres

Il nostro viaggio ideale inizia dallo spazio, in un clima meditativo e surreale, fluttuanti fra le sfere celesti, i pianeti e le stelle, avvolti dal buio e dal silenzio. E in quest’ambientazione surreale risuona lenta e sommessa sul tappeto degli archi la richiesta di perdono del Kyrie eleison, in un continuo alternarsi di crescendo e diminuendo: i due cori, che all’inizio si alternano e si completano a vicenda e sembrano fluttuare nel vuoto ammaliati dalla bellezza dell’Infinito, nel finale si uniscono e volano insieme, più veloci, con un ritmo più serrato, come consapevoli della meta verso cui si stanno dirigendo.

 

2) Sunrise

Con la stessa atmosfera onirica si apre anche Sunrise, che descrive appunto la suggestione dell’alba, punto di contatto fra la notte e il giorno, il buio e la luce e dove coesistono sole e luna. Da oriente l’orizzonte comincia a prendere colore e insieme ai primi raggi di luce ci raggiungono leggere le parole del Gloria, la promessa di pace cantata dagli angeli che ha illuminato la notte di Betlemme, annunciando la nascita di un nuovo Sole, che si presenta imponente con la sua luce e risveglia il mondo addormentato. La musica ci invita ad alzare gli occhi al cielo per ammirare la maestosità del nuovo giorno che avanza e la gioia che esso porta con sé.

Nell’ultima parte, però, la ripresa del tema che ci accompagna verso l’Amen ci spinge a volgere lo sguardo indietro, al buio che sta scomparendo ad occidente, con un pizzico di nostalgia per la pace della notte e la bellezza affascinante dei suoi astri.

3) The City

Il terzo movimento è il più impegnativo e complesso, caratterizzato da contrasti forti al suo interno. Le prime note dell’orchestra ci fanno immergere totalmente nell’atmosfera caotica e frenetica della città da cui con suono austero ed imponente emerge decisa la professione di fede delle voci maschili che all’unisono proclama “Credo”. L’alternarsi di armonie maggiori e minori trasmette il desiderio profondo e intimo dell’uomo che tenta di alzare gli occhi verso il cielo, verso il trascendente, ma la frenesia della città e della società che lo circondano lo costringono a riabbassare lo sguardo.

– Nelle frasi che descrivono l’incarnazione di Dio, il mistero del Natale (qui propter… et homo factus est), la melodia dei contralti, in stile quasi gregoriano, crea un’atmosfera di serenità inaspettata: il rapporto intimo fra madre e figlio, l’ambiente caldo ed accogliente della famiglia costituiscono un’oasi di pace in mezzo alla confusione della città e della società.

– Con uno stacco netto, la scena immediatamente successiva ci presenta la crocifissione e morte di Gesù e riprende il tema del Kyrie in maniera molto più marcata, con “un accompagnamento veloce, spietato e implacabile” da parte dell’orchestra: la scena del Calvario ci viene presentata con un misto di tragicità, solennità, rabbia fino a percepire un senso di sconfitta nell’atto della sepoltura.

– Ma dal buio del sepolcro, con un lungo crescendo, nasce una nuova alba, la luce della Resurrezione di Gesù illumina di nuovo il mondo e ha il suo culmine nell’Ascensione al cielo e la promessa di una sua nuova venuta. Questa speranza ci fa affrontare il ritorno al quotidiano correre nella città con un misto di “timore e tremore”: la paura del giorno del giudizio, di cui ci sembra di sentire i fulmini, ma allo stesso tempo la certezza di una vita senza fine nella luce del Risorto.

– Nell’ultima parte torna ancora una volta il tema iniziale, ma questa volta è l’intero coro che ad una voce afferma solennemente: Credo! Seguono gli ultimi capitoli della professione di fede, sostenuti da un ritmo incalzante dato dalle arcate dell’orchestra che conferiscono ancora una volta una sensazione di una costante inquietudine da parte dell’uomo in continua ricerca.

 

4) Identity & The Ground

Il tema del Sanctus è identico a quello del Kyrie, con l’aggiunta però di un tema per violino solista che emerge sul coro e sul resto dell’orchestra: simboleggia il desiderio dell’uomo di conoscere il proprio ego, la ricerca di una propria identità (da qui il titolo) e della presa di coscienza di sé. E tutto ciò avviene sulle stesse note che poco fa ci hanno descritto l’atmosfera eterea del cielo stellato, come se cercassimo di specchiarci nelle stelle con l’obiettivo di conoscere le parti più profonde di noi.

Dal Pleni sunt caeli abbiamo quella che Gjeilo definisce la risoluzione, il sollievo”: dopo tutta la tensione che si è respirata nei movimenti precedenti, The Ground (il suolo) è un luogo di assoluta tranquillità, dove si sente di aver finalmente toccato terra, di aver trovato un rifugio sicuro e confortevole. Non è più una musica che fluttua tra le stelle, che sorge con il sole, che corre nella città, o alla ricerca di sé. La musica ora raffigura il desiderio di essere in armonia con l’umanità e con la Terra, la consapevolezza che ciò che vediamo e sperimentiamo è concreto, reale e porta dunque con sé un senso di sicurezza.

La prima parte è un vero e proprio corale nello stile di Bach, con gli archi che raddoppiano le voci sostenendole e creando un senso di unità, con un aumento progressivo di intensità e di tonalità ad ogni frase che ci accompagna all’Agnus Dei. Dopo una pausa, l’opera si chiude con l’invocazione Dona nobis pacem (sono omessi i due miserere): il coro, accompagnato dalle note di un violino solo, a richiamare quella coscienza di sé apparentemente ritrovata, scioglie ogni tensione nell’ultima cadenza in mi maggiore, colma di speranza e di apertura verso il futuro.

 

Conclusioni

La Sunrise Mass costituisce un viaggio catartico che dall’inizio alla fine suggerisce tristezza, dolore, caos, dramma e conflitto stimolando l’intero spettro delle emozioni umane. Gjeilo non crede nel valore della sofferenza in sé, senza una redenzione o una partecipazione profonda che permetta di superare la sofferenza. Ed è convinto che al termine del “viaggio” nella Sunrise Mass “l’Io dell’ascoltatore, dopo aver fatto esperienza di ogni movimento dell’opera, avrà una nuova prospettiva per comprendere e accettare serenamente ciò che vive.”

Simone Perotto
da Kira Zeeman Rugen

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